Di fronte alla tragedia del male e della morte l'uomo si ribella a Dio giungendo anche a rinnegarlo. La risposta di Dio al male, non è un discorso dall'alto dei cieli. Il Creatore s'incarna. Diviene uno di noi. Vive la nostra tragedia. Condivide la nostra esperienza del silenzio di Dio. Non elimina la croce, vi si stende sopra. Nella sua angoscia e nel suo grido di morte testimonia all'universo intero che il Padre, Dio, c'è.

La teologia della croce, con la quale la Chiesa ha cercato di spiegare il perché di questa morte ha sovente dipinto l'Eterno e le sue esigenze con i tratti dei peggiori regimi: la morte dell'innocente, del giusto al posto di quella del colpevole, giungendo all'assurdità: a causa della separazione dell'uomo da Dio il male entra in questa creazione, ma affinché l'umanità possa essere perdonata da Dio, è necessario che l'uomo compia il più grande crimine, sopprima l'uomo vero, l'unico innocente, l'Emmanuele=Dio con noi.

Il mondo protestante ed evangelico contesta a Roma la miriade di santi, delle sante e della stessa Vergine per la loro opera di intercessione nei confronti di Dio in favore dell'uomo. Questa visione di un essere che intercede per Dio è integralmente accettata e creduta da tutta la cristianità con la sola differenza del numero degli intercessori: nel mondo non cattolico ce ne è uno solo, Gesù e il mondo cattolico ne ha molti. Anche questo insegnamento, ormai tradizionale, dovrebbe essere rivisitato.