Spiegare cosa avvenga e cosa sia l'Ispirazione è un processo così complicato che la teologia oggi cerca di evitare. La teologia liberale non parla più né di Ispirazione né di Rivelazione. Il soggetto della Scrittura non è più l'Eterno. Essa riporta l'esperienza che degli uomini hanno fatto e che credono di aver incontrato Dio. È la cultura dell'antica Grecia che si ripropone: l'uomo che sale sull'Olimpo per cercare e se gli va bene, incontrare gli dèi. Da sempre la Scrittura ha preteso di essere il documento che presenta la divinità che è entrata nel tempo e nello spazio per comunicare con l'uomo.

Il secondo capitolo dell'opera presenta i generi letterali con i quali gli autori biblici si esprimono. Sono regole che tutti riconoscono ma che non sempre poi vengono applicate nella lettura e nella spiegazione.

Il terzo capitolo presenta l'incontro scontro tra la lettura liberale della Scrittura, che nel nome della ragione nega la rivelazione e la lettura che nel nome della ragione riconosce la rivelazione.

Il quarto capitolo è una riduzione di alcune sezioni dello stesso autore di Quando la profezia diventa storia. La profezia è la dimostrazione razione che la sacra Scrittura è il risultato di una rivelazione.

Oggi la teologia liberale nega la profezia, in particolare di Daniele e di Giovanni nell'Apocalisse. Non c'è però un solo teologo, biblista, esegeta, commentatore che rispettando tutto il testo biblico che prende in esame dia una spiegazione intelligente e chiarificatrice di quanto è stato scritto.

Se l'uomo razionale, intelligente riconosce che la Bibbia è Parola di Dio incomincerebbe ad ascoltare ciò che l'Eterno dice e allora e solo allora le tradizioni teologiche verrebbro abbandonate e lo pseudoecumenismo della nostra epoca diventerebbe la vera ecumene dell'Ekklesia. La Chiesa ritornerà a essere, come insegnava l'apostolo Paolo, la colonna e la base della verità.