Dante è stato più volte accusato di eresia. Gli amici settari del "Dolce stil novo", i "Fedeli d'amore", hanno avuto problemi con l'Inquisizione (come anche il Petrarca, il cantore de' casti amori), e/o hanno fatto l'esperienza del rogo (come Cecco d'Ascoli il 26.9.1327).

Dante ghibellino, pur riconoscendo la Chiesa, voleva delimitarne il suo potere nel campo spirituale e lasciare all'Imperatore quello politico. Il Poeta identificata la Chiesa del suo tempo con la puttana di Apocalisse 17, che amoreggia con i potenti della terra, e la raffigura anche con la lupa, che deve essere uccisa e ritornare nell'Inferno, nel regno di Lucifero, dal quale era uscita. Questa Chiesa carnale dovrà essere sostituita con la Chiesa spirituale, pura, che l'evangelista Giovanni descrive in Apocalisse 12, è che è raffigurata da Beatrice.

L'Inferno di Dante è l'Italia sotto il dominio della Chiesa e nel Purgatorio il Poeta intravede la strada della liberazione.

La chiave della lettura del poema dantesco è stata perduta. Avrebbe permesso di evangelizzare coloro che volevano sapere evitando di essere accusati di eresia.

La Commedia è lo scritto più violento che il Medio Evo e anche la post Riforma ha prodotto nei confronti di Roma.

La lingua del dolce stil novo è diventata quella di un grande popolo che avrebbe dovuto trarre ispirazione dall'insegnamento dei profeti, dagli apostoli e dal padre della propria lingua, ma la storia ci dice che la soppressione di questa sua parola, l'incarceramento, la persecuzione e la morte di chi credeva diversamente da Roma, hanno fatto sì che solo la lingua del più grande Poeta e non il suo pensiero sopravvivessero.