Il Cantico dei Cantici è il libro che ha suscitato problemi per essere nel Canone.

La donna prende l’iniziativa nel rivolgersi a colui che ama, in un tempo in cui la moglie, nell’espressione dei sentimenti era invitata a sopprimerli o in ogni caso a non manifestarli.
La donna parla più dell’uomo, ciò è secondo la natura, è diretta, eloquente, volitiva, non solo è posta su un piano di parità con l’uomo, ma sembra che sia lei a dirigere il gioco amoroso. Per smorzare i toni si è pensato a un linguaggio eufemistico.
Il corpo e le sue manifestazioni affettive sono trattate in modo naturale. La procreazione non fa parte del gioco dell’amore. Non finalizza l’estasi coniugale alla maternità. La donna sogna, cerca l’amato suo nel letto, non lo trova, lo va a cercare.
Sembra che l’amore non sempre sia corrisposto al momento propizio.
Non risvegliate l’amore, il desiderio – è un ritornello che ritorna più volte – fino a quando esso non può essere corrisposto.
«L’amore è forte… I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma dell’Eterno» 8:6.

L’Autore sostiene che questo libro più che canti d’amore, esprime la passione d’Israele – nelle sembianze della Sulamita – il suo amore per il pastorello che incontra idealmente quando sull’altare dei profumi, nel tempio di Gerusalemme, si bruciano le essenze odorose all’alba e al tramonto quando si offriva l’adorazione mediante l’olocausto e respinge gli attacchi appassionati di Salomone, simbolo del potere, della gloria, dell’ambizione con la quale cerca di circuirla.